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Presso il CACT Centro d’Arte Contemporanea Ticino a Bellinzona si apre sabato 29 aprile 2006 alle ore 17:30 la mostra titolata

IL GIGANTE BUONO. ARTISTI DELL’AMERICA LATINA

THE GENTLE GIANT. ARTISTS FROM LATIN AMERICA

Teresa Margolles, Nils Nova, Tomàs Ochoa

L’esposizione vuole offrire uno spaccato, per così dire, da camera della produzione e del pensiero latino-americani, sviluppati attraverso linguaggi desueti, anche se prevalentemente a mezzo video. Le tematiche si focalizzano attorno all’esistenza umana e alla sua centralità, alle sue resistenze alla morte; alla dissipazione e alla dissoluzione.

Da molto tempo Teresa Margolles (Messico, 1963) si occupa di temi universali con l’uso – tra gli altri – di un elemento indissolubilmente legato alla vita; l’acqua. Un elemento di sussistenza e sopravvivenza, di cui, però, l’artista ci fornisce una modalità d’utilizzo altra, che rimanda alle responsabilità dell’essere umano e politico, alla diversa faccia della civiltà; quella di una realtà oscura, ma che tutti conosciamo. Operando a livello installativo, performativo o filmico, T.M. utilizza spesso questo materiale (l’acqua, appunto), con il quale vengono lavati i morti. Con il video a colori Baño (Bagno), 2004, l’artista rappresenta la bellezza dell’uomo, nella sua interezza, nella sua posa e nudità. I contrasti di luce ch’ella utilizza ci ricordano delle atmosfere caravaggesche, così come la bellezza riflessa dall’attore coinvolge il pubblico nel suo gesto e postura edonistici. Ed ecco che, a tale doppia identità dell’elemento puro/marcescente, si affianca quello di vita/morte dell’acqua. Improvvisamente da “fuori campo” e per tre volte consecutive ad intervalli regolari un secchio d’acqua viene gettato addosso al corpo. La violenza di questo gesto trascende il termine di bagno o il concetto di “lavarsi”. Gli elementi interpretativi necessari alla lettura di questo primo lavoro ci vengono, però, anche suggeriti dal secondo lavoro video esposto nella sala attigua; una retro-proiezione su carta trasparente titolata El agua en la ciudad (L’acqua nella città), 2004. Opera silente e realizzata in bianco e nero, le dimensioni dell’immagine non si rifanno ai formati standard del video. Si tratta di una sezione che si stende – verticalmente stretta – in maniera molto orizzontale. Si presume di trovarci in un obitorio e due braccia con guanti di gomma (questa è la visione) stanno lavando il corpo di un uomo deceduto e collocato su di un lettino. Il rapporto acqua pura/corpo morto ci ricollega immediatamente al rapporto, illustrato nel video precedente, acqua contaminata/corpo vivo. Altre importanti dicotomie quali bianco e nero/colore, sonoro/silenzioso ci riportano immediatamente al Memento Mori, di cui il corpo nudo ci indica anche la fragilità dell’essere umano di fronte alla vita e a tutti i suoi aspetti aleatori; non da ultimo i risvolti anche politici che pregnano tutta l’opera della Margolles.

Il percorso creativo ed esistenziale di Nils Nova (El Salvador, 1968) è particolare. Figlio di un “dissidente”, un “intellettuale” salvadoregno inviso al regime, e di madre di nazionalità svizzera, l’artista – nato nell’America Centrale – (con)vive con l’ibridazione della sua duplice origine. Residente in Svizzera, la sua opera è influenzata da tutti quei criteri estetici occidentali. L’opera Over Your Head, 2002, dà inizio alla mostra proponendo una visione asciutta, minimale e terrificante attorno alla tecnologia, come simbolica di morte dell’umanità e di perdita del concetto di realtà. La luce artificiale di una serie di lampade riprese in close up e l’amplificazione del suono prodotto dalla corrente elettrica, che le fa funzionare, ricrea un’ambientazione siderale, terrificante e inumana. Con il lavoro video titolato
2 Elvis 4 you, 2006, l’autore intende riflettere sui criteri della rappresentazione artistica occidentale. All’interno di filone citazionista, N.N. parte dalle interviste degli anni ’70 a Andy Warhol, ispirandosi ad una sua opera-icona: il ritratto-serigrafico-dupplicato di Elvis Presley. L’artista interviene nella Storia, assumendo come attore il ruolo di quel Presley intervistato, ch’è stato icona di una generazione, e sostituendo anche Warhol, sempre in occasione di un’intervista storica. L’artista – nel suo video già presentato al quest’anno Kunstmuseum Luzern – si confronta con la Storia dell’arte e del suo mercato degli ultimi 40 anni, cercando di definirne anche i paradossi di una produzione artistica attuale, in cui vi è sentimento epigono e, al tempo stesso, di rifiuto generazionale. L’opera video è un raffinato (perché non lo si nota) videoclip, con cui l’artista vuole spudoratamente superare il mezzo e i criteri storici, onde restituire – attraverso un linguaggio proprio – la sua visione del mondo artistico ufficiale.

Per Tomàs Ochoa (Ecuador, 1965), già rappresentato alla biennale di Venezia nel 2003, la narrazione –come elemento di coinvolgimento interpretativo – è importante. Egli presenta l’opera The Darkroom – 6m m3, realizzata nel 2004. Cronaca di una storia realmente accaduta, l’opera filmica narra della prepotenza del potere politico, il quale – per delle questioni meramente macroeconomiche – programma e mette in cantiere la sparizione dell’intero villaggio di Villa Potrerillos nella Cordigliera delle Ande, a causa della costruzione di una centrale idroelettrica. La costruzione di una diga causa l’esodo forzato di un’intera comunità abitativa e di un sistema microeconomico. Come spesso avviene nelle opere a carattere contestuale di T.O., la sua critica militanza politica pone lo spettatore di fronte alla prepotenza del potere politico di fronte alle radici culturali ch’esso sarebbe preposto di salvaguardare. L’opera, più che un video, è la versione filmica e documentaria (31’) di un evento storico importante, quale l’annientamento di una cultura, il suo violento sradicamento e l’effetto traumatico dell’interazione con la realtà. Realizzato in maniera tecnicamente raffinata e attraverso montaggi ben studiati, l’opera mette in luce le qualità e le peculiarità comunicative di un autore, che rimette in questione lo statuto dell’artista all’interno di un contesto di cultura sociologica.

La mostra è visibile per il pubblico fino al 25 giugno 2006, da venerdì a domenica dalle 14 alle 18 o su appuntamento
 

Teresa Margolles, bano, video still, 2004 (courtesy galerie peter kilchmann, zürich).
   

CACTicino
CENTRO D'ARTE CONTEMPORANEA TICINO
Via Tamaro 3 - 6500 Bellinzona (Switzerland)
Phone +41 (0)91 825 40 72 Fax +41 (0)91 825 40 85
www.cacticino.net

Comunicato stampa: Pdf
Press release: Pdf

Supported By:

Supported by Repubblica e Cantone Ticino/Swisslos, Federal Office of Culture, City of Bellinzona, Ernst Göhner Stiftung Zug, Alfred Richterich Stiftung Kastanienbaum, Farmacia Nuova Gordola, Friends of CACT
 

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