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Che c'è di nuovo?, Museo Cantonale d'Arte, Lugano

 

 

Fabrizio Giannini indaga, con la sua pratica artistica, il flusso immateriale di immagini che dagli schermi di tele­visori e computer saturano la nostra quotidianità, al punto da diventare l’orizzonte visivo che codifica le modalità della nostra conoscenza del reale. I suoi lavori nascono dalla messa in discussione di quella sorta di «iconosfera» media­tica, di quel rumore di fondo assordante che ci avvolge continuamente, provocando un effetto di assuefazione quasi inconsapevole.

Nella serie Videostills, fotogrammi di sitcoms, di servizi giornalistici, di film vengono decontestualizzati rispetto alla sequenza narrativa in cui erano inseriti e bloccati nell’im­mobilità della riproduzione fotografica. Sottraendole alla fugacità effimera del loro statuto di immagini in movimento, destinate ad essere immediatamente sostituite da altre imma­gini nella vorticosità ipnotica dello spettacolo tele­vi­si­vo, Giannini le recupera ad una possibilità di significazione che può innescarsi solo attraverso una fruizione lenta.

La recente serie di lavori Global si iscrive invece nella tradizione dei carmi figurati. Una tradizione che, dai techno­paegnia alessandrini fino ai calligrammi di Apollinaire e alle esperienze di poesia visiva delle avanguardie artistiche del Novecento, ha rappresentato l’ambito peculiare in cui espressione linguistica e valore iconico si sono fusi per dar vita ad una specifica forma artistica. Nei carmi figurati o calligrammi, le parole del componimento poetico sono infatti disposte in modo da formare un disegno che si ricolleghi al significato del testo.

Quelli di Giannini non sono però calligrammi composti da poesie, ma da documenti reperiti su Internet che denunciano abusi, misfatti e retroscena di multinazionali come Nike, Pepsi Cola, Walt Disney, Mac Donald, Shell, Nestlé. Questi testi vengono rielaborati dall’artista attraverso un programma informatico, in modo che la disposizione dei caratteri tipografici dia forma ai loghi delle aziende cui si riferiscono. Hanno così origine dei cortocircuiti visivi che, mentre da un lato sembrano denunciare l’invasività del branding, in grado di fagocitare anche ciò che gli si contrap­pone, dall’altro, svelano i meccanismi, economici e di potere nascosti dietro la seduzione messa in atto dalle strategie pubblicitarie.

Elio Schenini